Turismo: non solo svago e leggerezza. Nel mondo un posto di lavoro su 10 è legato ai viaggi

La Giornata mondiale quest'anno è dedicata al peso del settore per lavoro ed economia globale, sostenibilità e territori: donne e giovani più impegnati che negli altri settori ma c’è ancora molto da fare

Quanto pesa il turismo per il lavoro, per l’economia globale, per l’emancipazione e per i territori? Tanto. Tantissimo. Lo spiegano i dati diffusi dalla Unwto, l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite che dal 1980 celebra il 27 settembre la Giornata mondiale del turismo. Il settore, questo raccontano quelle cifre, è responsabile del 10% dei posti di lavoro nel mondo ed è anche parte dell’ottavo Obiettivo di sviluppo sostenibile dell’Onu per la sua capacità di creare impieghi dignitosi e significativi per la vita delle persone. Solo in Italia, secondo Iriss-Cnr, il turismo vale 100 miliardi di euro. Nel mondo siamo a quasi 9mila miliardi con quasi 320 milioni di posti di lavoro collegati (dati World Travel & Tourism Council).

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica. Per le donne e i giovani, in particolare, servono nuove policy più efficaci, in particolare per colmare quel “mismatch” che, in questo come altri settori, produce una mancata corrispondenza fra ciò che servirebbe all’industria turistica dei prossimi anni e ciò che i lavoratori possono o sanno offrire in termini di competenze. Digitali ma non solo. Non a caso il tema scelto per la Giornata mondiale del turismo di quest’anno è esattamente “Turismo e lavoro: un futuro migliore per tutti”. Proprio per sottolineare il ruolo del settore nel costruire inclusione sociale, pace e sicurezza.

Un ruolo essenziale, dunque. Le stime dicono infatti che un lavoro direttamente collegato al turismo è in grado di creare un posto e mezzo nell’indotto. Un potere moltiplicativo importante che, appunto, porta al 10% la quota mondiale degli impeghi legati al mondo dei viaggi e dell’ospitalità su scala globale. Secondo l’Ilo, l’organizzazione mondiale del lavoro, quello dell’“ospitalità e ristorazione” insieme a quello “dei servizi del settore privato” in cui rientrano molte mansioni turistiche saranno gli ambiti segnati dalla più rapida crescita economica nei prossimi cinque anni. Perché il turismo è un’industria estremamente resiliente: basti pensare che in ognuno degli anni seguenti alla crisi economica del 2010 il numero degli arrivi turistici internazionali è cresciuto del 4% o anche oltre. Nel 2018 a muoversi sono 1,4 miliardi di persone ogni anno, considerando i cosiddetti “overnight visitor”: un traguardo tagliato con due anni di anticipo rispetto alle previsioni fatte dalla stessa Unwto nel 2010.

Fra l’altro, come si spiegava, il turismo fa parte anche di uno degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, l’8.9, che punta a promuovere entro il 2030 policy e leggi per promuoverne la sostenibilità in grado di creare nuovi posti di lavoro e proteggere culture locali e prodotti. Non è un caso che anche la grandi piattaforme digitali si siano mosse in questo senso: se Airbnb sta per mandare cinque persone in Antartide per un programma di ricerca scientifica dal basso battezzato “Antarctical Sabbaticala”, tante altre sigle fra cui Skyscanner, TripAdvisor, Booking e Visa sostengono la nuova iniziativa del principe Harry, Travalyst, dedicata a indirizzare i viaggiatori verso soluzioni di viaggio green, promuovendo iniziative per preservare le destinazioni di soggiorno così come chi ci vive, senza ovviamente dimenticare animali ed ecosistemi. Sono solo due esempi.

All’ultimo G20 di Osaka, in Giappone, la dichiarazione finale dei grandi del pianeta sottolineava il contributo del turismo alla crescita economica globale e a uno sviluppo inclusivo: “Il turismo è responsabile di una quota significativa della ricchezza mondiale e ci attendiamo che continui a essere un canale importante di crescita” si leggeva nel documento, nel quale si sottolineava l’impegno a creare lavori di qualità e stimolare l’imprenditoria soprattutto giovanile e femminile così come la tutela delle risorse naturali. E a proposito di imprenditoria, sono proprio le micro, piccole e medie imprese a creare il maggior numero di posti di lavoro nel settore: circa la metà degli impiegati lavora infatti in aziende con meno di 10 dipendenti e tre quarti in società con meno di 50 lavoratori. Il turismo, nel mondo, e nonostante quanto si potrebbe pensare affidandosi allo scintillio delle grandi catene alberghiere o dei maxi-resort, è fatto da realtà molto piccole che spesso hanno problemi di notevoli di accesso al credito, così come ritardi specie nel digitale.
 

Sul fronte dei giovani e delle donne, infine, il turismo è un settore-chiave. Già ne impiega più che gli altri campi: il 47% nei lavoratori del settore nei Paesi dell’Ocse ha fra i 15 e i 34 anni, quando la media per gli altri ambiti è del 32%. E sempre nei Paesi Ocse il 60% dei posti è occupato dalle donne, con una differenza di 13 punti rispetto al settore dei servizi e di 17 a tutti i comparti nel loro complesso. I dati dell’Unwto/UNWomen mostrano dunque la centralità dell’imprenditoria femminile: nell’ambito degli hotel e dei ristoranti le imprenditrici sono il 36%, ben oltre il 22% della media generale.

Oltre tutto, il turismo è uno dei pochi ambiti in grado di creare posti di lavoro fuori dai grandi centri urbani, anche nelle zone remote o rurali: se non direttamente anche in modo indiretto, nelle mansioni di conservazione e tutela delle attività tradizionali o dei patrimoni naturalistici. Anzi, spesso è uno degli unici ambiti a cui affidarsi. Inclusione, sviluppo dei gruppi più vulnerabili, resilienza sociale: spesso non ci si pensa, ma le ricadute di un buon turismo sono enormi. Rimangono ovviamente, anche in questo settore, problemi come il “gender pay gap”: nel turismo le donne sono pagate il 20/25% in meno dei lavoratori maschi con le stesse competenze e spesso non possono formarsi a dovere, finendo col ricoprire le mansioni più umili e vulnerabili oppure temporanee e part-time. Alcune delle quali innegabilmente a rischio disuguaglianza, violenza, sfruttamento anche sessuale. Per questo, e non solo, l’Unwto (sotto l’hashtag #Wtd2019) chiede nuove leggi che favoriscano l’innovazione con centri dedicati, incentivi, programmi per startup giovanili e femminili che godano della collaborazione fra società, investitori privati e governi. Ma anche l’azione di istituzioni culturali, settore privato e partner tecnologici per pensare alle necessità del turismo del futuro.

 

Da Repubblica.it

di SIMONE COSIMI

26 settembre 2019

 


01 ottobre 2019


Leggi anche...